24) Boutroux. Sul determinismo.
Secondo il filosofo francese Emile Boutroux si possono
distinguere nell'universo pi mondi, ma i gradi inferiori
dell'essere danno a quelli superiori la materia, non la forma. La
quantit si percepisce solo come misura della qualit.
E. Boutroux, La contingence des lois de la nature [La contingenza
delle leggi di natura, 1874], traduzione italiana a c. di A.
Testa, Signorelli, Milano, 1960, pagine 140- 145 (vedi manuale
pagine 390-391).

 Si possono distinguere nell'universo pi mondi che formano come
dei piani sovrapposti gli uni agli altri. Questi sono, al di sopra
del mondo della pura necessit, della quantit senza qualit, che
 identica al niente: il mondo delle cause, il mondo delle
nozioni, il mondo matematico, il fisico, il mondo vivente, e, per
finire, il mondo pensante.
Ciascuno di questi mondi sembra all'inizio dipendere strettamente
dai mondi inferiori come con una fatalit esterna, e trarre da
essi la sua esistenza e le sue leggi. Esisterebbe forse la materia
senza l'identit generica e la causalit, i corpi senza la
materia, gli esseri viventi senza gli agenti fisici, l'uomo senza
la vita?.
Tuttavia, se si sottopongono a un esame comparativo i concetti
delle principali forme dell'essere, si vede che  impossibile
connettere le forme superiori alle forme inferiori con un nesso di
necessit.
Si ragiona a priori? Non si possono estrarre le forme superiori
dalle forme inferiori per via d'analisi perch esse contengono
degli elementi irriducibili a quelli delle forme inferiori. Le
prime trovano nelle seconde soltanto la loro materia, e non la
loro forma. Il nesso delle une in rapporto alle altre sembra come
se fosse radicalmente sintetico.
Sarebbe tuttavia un nesso necessario, se fosse posto dallo
spirito, al di fuori di ogni esperienza, in un giudizio sintetico
causale a priori.
Ma le forme che supporrebbero una origine a priori non sono quelle
che si applicano alle cose date o anche alla conoscenza delle
cose; mentre le formule che veramente chiariscono la natura delle
cose date derivano dalla stessa esperienza.
L'esistenza dei diversi gradi dell'essere non  dunque necessaria
di diritto.
Il ragionamento a posteriori prova forse che lo sia di fatto?.
Per il fatto che la scienza ha potuto prendere la forma deduttiva,
non ne segue che le conclusioni ne siano obiettivamente
necessarie. Il valore delle conclusioni  precisamente quello dei
principi fondamentali; e, se questi ultimi sono contingenti la
contingenza si trasmette necessariamente a tutte le proposizioni
che il sillogismo fa nascere. Ora ogni scienza puramente deduttiva
ha un carattere astratto e soggettivo. Le definizioni esatte non
sono possibili che a questo prezzo. Sono delle sintesi artificiali
di concetti, impoveriti in modo tale da divenire interamente
intellegibili. Non si pu dunque applicare alle cose stesse la
determinazione inerente alle definizioni delle scienze deduttive.
[...] Cos ogni mondo dato possiede, in rapporto ai mondi
inferiori un certo grado di indipendenza. Pu, in una certa
misura, intervenire nel loro svolgimento, utilizzare le leggi che
sono loro proprie, determinare in essi delle forme che non erano
chiamate dalla loro essenza.
[...] E' dunque inesatto dire che le leggi reggono i fenomeni.
Esse non sono poste prima delle cose, esse le suppongono; non
esprimono che ci che derivano dalla loro natura precedentemente
realizzata.
Ora la quantit si concepisce solo come misura della qualit, come
subordinata alla qualit; e quest'ultima, indefinitamente
perfettibile, e diversa da essa stessa per due gradi di perfezione
vicini l'uno all'altro cos come si vorr, non trovando del resto
nella quantit estensiva o ripetizione sterile d'una stessa cosa
alcun elemento di perfezionamento, non pu ammettere che come
accidentale e relativa, come essenziale e assoluta, l'omogeneit e
la permanenza richieste dalla categoria di quantit. La legge
della conservazione dell'essere  dunque contingente.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume I, pagine 734-736.
